12 fratelli a cui si dovevano garantire 12 alloggi simili, una vecchia corte contadina malamente ampliata negli anni ‘50, un’attività agricola da dismettere. L’intervento prende le mosse dall’abbattimento dei volumi agricoli estranei all’edificio principale e dalla ristrutturazione del fienile ai fini abitativi, per concentrarsi poi sulla ridefinizione delle facciate. Lungo un braccio del fabbricato esiste un porticato in pessime condizioni statiche; per la necessità di rinforzarlo si decide di utilizzare dei mattoni pieni che assolvono oltre alla funzione di consolidamento anche un’evidente funzione estetica. Un identico portico viene riproposto sul braccio che ne era privo per garantire le medesime dotazioni di spazi a tutti gli appartamenti e per dare unitarietà alla facciata. L’uso delle coppie di archi ribassati alternati alle piattabande è teso a stabilire un ritmo ed una gerarchia sulla facciata (in corrispondenza delle piattabande stanno gli ingressi) oltre che a definire un’immagine meno massiccia all’intervento, così come la scelta di mantenere all’ultimo piano una loggia.